mercoledì 22 agosto 2012

ESPERITA - ALMENO UNA VOLTA NELLA VITA (7)


Il primo aprile di 40 anni fa, al termine di una gestazione tanto lunga da fare invidia a un cetaceo, zia Annunziata mise al mondo mio cugino Nevio. Era cosi' in ritardo, il bambino, che quando nacque, e nacque proprio il giorno degli scherzi, i parenti avevano quasi smesso di aspettarlo e, di conseguenza, nessuno credette alla notizia, che fu scambiata per il classico pesce d'aprile.
Crescendo, Nevio, si sarebbe dimostrato un vero scherzo della natura, come se il giorno della sua nascita, in apparenza una semplice e casuale data sul calendario, avesse infine deciso di rivelarsi ben altro. Ecco: un Destino si rivelo', una Entita' decisa a spingersi e segnarlo nel profondo, incarnandolo, possedendolo pari al demone che s'impossessi di un corpo vergine per contaminarlo e portarlo alla perdizione.
Il primo aprile di quest'anno io, invece, me ne stavo sul terrazzo a guardare Roma.
...il cielo terso, il vento tra i capelli, qualche lacrima seccata coi cristalli a incrostare gli spigoli degli occhi...
Cosi' me ne stavo, e pensavo al modo in cui Rita aveva rotto il patto di castita', opposto inizialmente a scudo contro le eventuali mire sessuali dei suoi coinquilini. E mi andavo chiedendo se fossi per caso uscito dalla cerchia di quelli che diceva di amare come fratelli, o se fosse invece lei pratica dell'incesto. Mi stavo anche domandando se Rita avesse o no fratelli, parenti e amici, scoprendo che nulla ne sapevo. Ma proprio nulla. Anche se in effetti, meditavo di sposarla.
Stavo sul terrazzo, il primo aprile scorso, per tre motivi precisi: ammirare dall'alto, nel quartiere, la modificazione architettonica di cui ero stato anonimo artefice, mirare il luogo prescelto per operare la grassazione e, infine ma non da ultimo, costruire il forno. La mia lettera EFFE. Perche' cosi' ho interpretato la parola Forno scritta in luogo del punto EFFE nei miei “mai fatto”: avendone gia' puliti, frequentati e usati, evidentemente non mi restava che costruirne uno.
Per la realizzazione del progetto, m'ero dovuto risolvere a chiedere l'aiuto di Simona. La signora Franca, infatti, amministratrice del palazzo e proprietaria del nostro appartamento, mi guardava malamente da quando quella strillona maiala di Rita s'era trasferita, mentre invece, il dobermann, godeva ancora delle sue simpatie.
Col permesso accordato, dunque, e i materiali necessari tutti accatastati (oltre che comperati di tasca mia), attendevo l'arrivo della coinquilina alleata onde iniziare a lavorare. Visto che nella vita non si sa mai, e un paravento e' sempre meglio di una esposizione indiscriminata alle intemperie.
A posteriori so che avrei dovuto fidarmi del cielo limpido. Perche' sarebbe filato, alla fine, quasi tutto liscio. Il primo aprile, infatti, nessuno scherzo mi ha tirato il cielo. Il bel tempo ha retto per tutto il giorno, i coinquilini sono rimasti ognuno nella propria tana senza scassare la minchia, la signora Franca, forse dalla paura che le chiedessi una quota in denaro per l'opera, s'e' ben guardata dal mostrare il suo orrido muso da bavosa bottegaia, e non mi sono nemmeno tirato una martellata di striscio al dito. Ossia: anche la sfiga s'e' presa una vacanza.
L'unico tifone a piombarmi addosso e' stato invece proprio quello che un meteorologo avrebbe potuto chiamare “Simona”. Come e' vero che i tetti crollano, o che a proteggersi con le sbarre, si rischia di fare la fine del conte Ugolino.

Di stranezze mie, Simona, da che ci conosciamo e sono ormai due anni, ne ha viste tante. Alcune l'hanno fatta ridere, altre impazzire.
Il primo di aprile non avevo ancora sparso a strage sul pavimento i fiori di zucca, e il dobermann, quindi, ancora non aveva espresso “perplessita'” a proposito della piantagione di brassica oleracea (si esatto: ho 2000 cazzo di metri coltivati a cavolo), ma ovviamente gia' si andava appuntando sul quaderno delle stranezze il fatto che mi fossi incaponito cosi' assiduamente nel frequentare l'orto di Erminio, pagandogli l'affitto per quella metratura non indifferente di campagna e che l'avessi utilizzata tutta per sfondarla di brassica oleracea, e brassica oleracea solamente, senza nemmeno avere intenzione di farne commercio.
In autunno, la ragazza, era coraggiosamente venuta a trovarci li' fuori porta. A me e all'amico contadino. Forse perche' non credeva fino in fondo ai miei racconti e alle mie dichiarazioni. E vedendo i filari di cavolo cappuccino, di cavolo rosso, di rape, di verze e di broccoli, quasi si era messa a piangere. Perche' davvero deve avermi considerato uno spostato, e uno spostato non e' esattamente il fiore di cui e' bene innamorarsi. Insomma... s'era come resa conto di botto che stava amando un pazzo. Per una psichiatra, non e' certo una bella cosa. Immagino che la constatazione di un simile evento conduca anche ad una seria rivalutazione del proprio se' e ad uno screening del proprio stato di equilibrio mentale.
Pero' di Simona devo anche dire che, in seguito, s'e' rifatta viva li' all'orto. Quindi lo screening deve avere avuto esito positivo. Almeno... il primo. E' tornata infatti una sera, sempre in autunno, con una sua amica. Sono venute a cercarmi sinceramente contente e gentili. Ci hanno portato due birre, una per me e una per Erminio, e si sono fermate a parlarci per un tempo dolce, rosato, nella luce che solo Roma conosce e che solo Roma sa regalare. Quella luce utile a giustificare, forse almeno in parte, la scelta di quegli avi reietti e pastori che vennero qui a edificare il centro di un mondo. Qualche volta, in questa periferia bruta, mi capita di pensare quanto qualsiasi altro luogo geografico avrebbe subito le atrocita' di cotanto impero, la depravazione di tanto barbaro delirio di dominazione mutando in scandalo ogni belta'. A Roma invece non e' successo nulla di tutto cio'. Questo luogo reca i segni della meraviglia ancora adesso e malgrado il sangue colato sopra i massi e sulle pietre. Malgrado il cemento. Malgrado le violenze e gli stillicidi. E forse la salvezza la deve al sole del tramonto. E' come se un orco si fosse affacciato dal Palatino, un antico giorno, e avesse considerato solida la scena, indistruttibile. Tanto da poter reggere il buco piu' abissale. Quello che risucchia l'umanita' al fondo del suo inferno.

Dunque... nonostante l'assurdita' che mi ha letto dentro, Simona e' tornata a trovarmi all'orto, mi ha sempre sorriso benevola a casa, e ci ha provato, oh se ci ha provato, a non archiviarmi come pazzo. Inoltre, malgrado fino alla fine del passato marzo mi avesse visto impilare azioni e situazioni imbarazzanti e ingiustificabili quali tentare di adescare un gatto randagio, cercare successivamente di cacciarlo dalla casa, io tutto pieno di graffi e lui tutto bagnato, e poi ancora avvicinare turisti al Colosseo vestito da Centurione per tornare a sera a casa tutto pesto e livido come se da centurione avessi affrontato una campagna poco fortunata, malgrado mi avesse pescato, dentro, pensieri attorcigliati a questioni a dir poco bizzarre... a tutto aveva resistito, salvandomi dal pozzo dei folli nel quale, per sua ammissione, getta senza pieta' i personaggi che via via incontra e come folli etichetta.
Poi pero', il primo aprile di quest'anno, ha perso il freno ed e' salita come un toro infuriato li' al terrazzo, decisa a chiedermi conto. No, non dell'esplosione con cui avevo paralizzato un quartiere e polverizzato la palestra di una scuola, cosa che se anche avesse sospettato, di certo non poteva sapere. Nemmeno a chiedermi conto dei 2000 metri di brassica oleracea o della storia del gatto bagnato o di quella della mascherata da centurione, e' venuta... ma solo a farsi spiegare quel che subito dopo il rombo aveva intravisto, affacciandosi tutta scarmigliata sull'uscio della mia stanza. Insomma, tra le innumerevoli assurdita' di cui ero stato protagonista, veniva a domandarmi spiegazione dell'unico numero in cui mi ero limitato a fare, per cosi' dire e per usare un eufemismo, la spalla.
Certo non si aspettava, poverina, che le confessassi a bruciapelo e su due piedi l'intenzione di sposare Rita. E sinceramente... neanche io mi aspettavo che glielo avrei confessato. Soprattutto non mi aspettavo la ferocia con la quale mi sono sentito sputarle in fronte il fatto, ne' che mi venisse fuori quello sguardo gelido, o che mi ritrovassi poi con quegli occhi che non pensavo nemmeno mi appartenessero ma che so a memoria, avendoli osservati con orrore mille volte in faccia a un altro. Non mi aspettavo di ritrovarmi posseduto, invasato, pilotato da un gene, uno preciso insospettato e dimenticato, sbucato fuori all'improvviso a battere cassa. Emerso con la sicurezza di un padrone a ricordarmi, da quel momento e per sempre, che pur non essendo io nato il primo aprile di 40 anni fa, rimango senza via di scampo il cugino carnale di Nevio.



(continua...)

23 commenti:

  1. penso che in certi casi una vita sociale intensa sia spesso foriera di sventura o quanto meno procuri parecchie incertezze e confusione tipo quelle delle vespe mutanti:)
    un gran ronzare di identità sovrapposte e intersecate di ruoli e personaggi in cui l'ordine e la successione temporale sono al più accessori al caos.
    gli inquilini questo lo avvertono e intanto smettono di pagare e poi da ospiti voglion fare i padroni.
    insomma, alla fine per stare in pace nel proprio caos personale, meglio un piccolo orticello e nessun compagno o moglie che giàsssò che una mattina aprendo gli occhi ti chiederesti "dove ho messo il kerosene che dò fuoco a questa/o intruso/a?"

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    1. mi dicono pero' che alla lettera O della sua lista di cose mai fatte e da fare, la voce narrante non abbia trovato la parola Orticello.... :)

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    2. mmmmm non so, ma sento un motivetto che fa... "tu... sei cattivo con me perche'..." :P

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    3. e io che pensato rispondessi "e fa rima con V_Volere"
      e invece è con la G!
      (e non voglio sapere cosa c'è alla lettera T:) ma aspetto lo sviluppo F!
      (Fiduciosa:P)

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  2. Mi sto preparando per andare in vacanza, io vado sempre via quando tutti tornano, mi scuso per la mia poca presenza ma appena torno prometto di venire a leggere tutta la saga di Esperita..:-))

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    1. Esperita fa capolino qui una volta a settimana, e quando arriva, il pezzetto che arriva, non va via. quindi, magari non tutta la saga, ma qui ti aspetta quando vorrai leggere. buone vacanze :))

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  3. però non comprendo la ferocia, che ci sia qualche sentimento sotteso?
    marianna

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    1. probabilmente perche' sei un'anima candida :P cmq secondo me si, qualcosa c'e'. che sia un sentimento non so. magari e' solo un tarlo....

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  4. Beh certo che sputarglielo in faccia il primo d'aprile sa pure di scherzo. E forse Simona l'ha presa così almeno fino alla débâcle, vera o presunta, della scena in cui lui osserva il suo paradiso in terra con lingua penzoloni. Mi pare ci sia una forma di sadismo in tutto ciò. Chissà forse anche un desiderio di vedere fino a che punto l'amore di Simona per il "folle" riesca a spingersi.

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    1. forse aveva la faccia troppo da pazzo per pigliarla a scherzo. mi dicono comunque che alla lettera T, nella lista delle cose mai fatte e da fare della voce narrante, non ci sia scritto "tirare la corda".

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    2. Sì comunque quando hai reazioni così accese, dal mio punto di vista, sembra più un attacco per difesa.

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    3. beh si dai, secondo me voleva anche dare una smorzata alla tipa. in fondo di soprannome fa dobermann....

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    4. Ecco. Spero che morda :)

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    5. ma sì ... almeno diventa più divertente :)

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    6. un sano campanilismo. poi facciamo anche la stracittadina... :P

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  5. un tipo mezzo pazzo, con idee incredibili, prese di posizioni allucinanti e soluzioni illogiche per illogiche problematiche.

    ce l'ho.

    OV

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    1. si dice infatti in giro che tu abbia un campionario di squilibrati nell'armadio. alla faccia degli scheletri... :P

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  6. Come dico sempre, se non hanno almeno un paio di disturbi della personalita' non li cinsidero nemmeno. E giuro che non mi chiamo simona ;P

    OV

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    1. fai bene, non li cinsiderare... :P

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  7. Pignolo! U.U ( :P )

    OV

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