giovedì 12 luglio 2012

ESPERITA - ALMENO UNA VOLTA NELLA VITA

(Dolceacqua, giugno 2012)


Rita dovrebbe smetterla di starsene tutto il giorno in camera a masturbarsi. È una cosa, quella che fa, poco rispettosa nei confronti di noi altri coinquilini e addirittura provocatoria, quasi spregiativa, soprattutto se la si considera in relazione al fatto che, Rita, non pulisce il cesso da cinque settimane e non si degna, praticamente da sempre, di entrare in cucina se non all'ora di pranzo. Qualche volta ci fa la grazia anche a cena, ma e' cosa rara. In genere esce con qualcuno o dorme, la sera, per riuscire meglio a digiunare,
O almeno, se proprio non riesce a smettere di trastullarsela per tutto il tempo, dovrebbe curarsi di chiudere bene la porta quando si allunga sul letto, con le cosce sollevate che pare un polletto, e comincia a menarsela, come se stesse frullando la soda caustica e l'olio d'oliva per stimolare la saponificazione. E zitta dovrebbe starsene, o se non altro dovrebbe accendere la tv, o lo stereo. Perché sta diventando, oltre tutto, anche la barzelletta del vicinato da come strilla quando gode. E dalle cose che le escono di bocca. Sembra che ci tenga fin troppo a metterci a parte delle sue fantasie erotiche.
Dice... non avete la mente aperta. Ed è vero. Ce ne siamo resi conto benissimo da quando lei ci ha messo davanti alla sua fantasia illimitata. Lì dentro entra qualsiasi cosa. Dai maiali a suo padre. Anche mia madre c'è entrata una volta, da guardona lasciva, mentre, se non ho capito male, Rita faceva un pompino a qualcuno che stava appoggiato a chissà quale frigorifero.
Devo ammetterlo: all'inizio ero più tollerante. Imputavo il cattivo giudizio di Simona al fatto che Rita è donna, magra e carina. Non che Simona abbia niente da invidiarle, ma sapete, le donne sono competitive.
Almeno, questo pensavo.
Poi, quando Rita ha cominciato a fare discorsi sulla fine del mondo che sarebbe alle porte, davvero, un po' l'ho derisa. E quando ancora, un mese dopo essere arrivata a casa nostra ad occupare la terza stanza, quella rimasta vuota per un anno beato, ha attaccato a esporci la sua teoria di vita sviluppata in funzione delle predizioni dei Maya, stavo per rivolgermi a uno psichiatra. Solo che Simona e' al secondo anno di specializzazione in Psichiatria, e sui Maya è possibilista.
Dice solo che, essendo il calendario gregoriano sballato di un po', forse non e' per questo dicembre che dovremmo aspettarci il patatrac.
Quando lo psichiatra dà di matto chi chiami? Il prete?
I preti mi hanno molestato da piccolo, quindi non li chiamo più. Ok, non sono stati i preti, ma è stato solo uno di loro, quindi “il” prete, quello del paese, Don Alfonsino, mi ha molestato. Ma io sono un tipo rancoroso e in fatto di molestie non vado per il sottile. I preti non li chiamo comunque più.
E allora non ho chiamato nessuno. Anche perché, dal momento in cui Rita ha tirato fuori la storia dei Maya, a Simona è quasi diventata simpatica. E rischiavo di trovarmi addirittura in minoranza e nei guai già senza il prete.
Un prete comunque è venuto lo stesso, un giorno. Ha suonato alla porta, ed io gli ho aperto. Quando l'ho visto, lì nel corridoio, tutto nero con la faccia da morto, non ho potuto fare a meno di toccarmi le palle. È stato un gesto istintivo, del quale nemmeno mi sono reso conto.
Infatti, subito dopo, ho sorriso imbarazzato e gli ho chiesto se stesse cercando Simona.
Simona studia psichiatria in una università privata e cattolica. Esatto: vivo con un dobermann.
Va tutte le domeniche a messa e fino a quando non ha intrapreso la carriera universitaria, al paese suo insegnava catechismo.
Una cazzo di baciapile, esatto.
Penso che se i cattolici avessero garantito carriere di prestigio anche alle donne, lei avrebbe considerato seriamente il seminario.
Il prete non stava cercando nessuna Simona. Rita cercava, e solo Rita.
Così mi sono scusato per la seconda volta, ho accostato la porta, e sono andato a bussare alla stanza di Rita. Per avvertirla.
Cosa abbiano fatto in camera, non mi è dato di saperlo. Perché quando ha ospiti, Rita, la porta la chiude bene e sta molto attenta a non far trapelare suoni.
So solo che sono rimasti, lei e il prete, quel giorno, chiusi dentro fino all'ora di cena. E a quel punto ci ha anche fatto la famosa grazia, è uscita col tizio, e si sono messi pure a tavola con me e il dobermann, a mangiare la pizza.
La pizza io la so fare e la faccio anche bene. In aprile mi sono costruito un forno qui sopra il terrazzo del palazzo, ma e' praticamente da sempre che ci do dentro con pizzate almeno due volte al mese. Per pizzate intendiamo feste alle quali sono invitati tutti quelli che ci sono simpatici e anche qualche eccezione. Ma la sera in cui s'è fermato pure il prete a cena no, non c'era la festa. Era una cena come le altre, a base di pizza, perche' la pizza fatta in casa è buona e costa poco.
Il prete s'è mangiato una margherita semplice. A detta sua, semplice semplice. Con un quarto di barattolo d'olio al peperoncino e qualche fetta di prosciutto crudo della riserva speciale di Rita.
Rita a quel tempo non era ancora vegetariana integralista. Lo sarebbe diventata la settimana dopo.
Il fatto che sia vegetariana da non piu' di tre mesi non le impedisce di spaccarci le balle in ogni momento con le sue teorie.
Cosa poi le cambi se noi mangiamo o no carne, visto che secondo lei mancherebbero sei mesi alla fine del mondo, non mi è chiaro.
Ho chiaro solo che con Rita non si scopa, se si è di casa con lei.
Lo so perché, chiaramente, ci ho provato. Il primo giorno, appena è arrivata, mica ho aspettato! Stava in camera e ci chiamava mugolando, sia me che Simona. Io e il dobermann eravamo in cucina a bere il caffè. Ci stavamo giusto domandando se sarebbe stato cortese invitare la nuova coinquilina a berselo insieme a noi, quando l'abbiamo sentita.
A Simona stava già sulle balle, l'ho detto. Invece a me, una scopata, schifo non faceva. Così sono andato a vedere. La porta era socchiusa, come poi in seguito sarebbe sempre stata.
Così sono entrato e me la sono vista sul letto, di schiena, che si masturbava completamente nuda e con una foga davvero invidiabile. Allora mi sono accostato al letto. Tra l'altro stava urlando il mio nome. Certo, anche quello di Simona. Precisamente stava incitando il dobermann a mettermi un dito in culo. Non ho dato importanza alla cosa, comunque, e mi sono fatto sotto.
Appena ha sentito le molle del letto inclinarsi sotto il mio peso, Rita s'è rizzata in piedi manco fosse stata anche lei una molla. E si è messa a strillare.
Io ci sono rimasto secco. E sono scappato via.
In cucina ho raccontato il fatto a Simona, che stava lì ad ascoltarmi con tanto di orecchie e occhi sgranati. Beh... un minuto dopo ci vediamo arrivare la bassetta. Sorridente. Che ci fa sedere al tavolo e ci spiega come lei ami comunicarsi a questo modo. Ma che mai più intesserebbe tresche e tele coi suoi coinquilini.
Che ci ama come fratelli, ci ha detto, e che come tali ci tratta. Che partecipa del cambio energetico a cui si approssima l'universo e che aiuta il cambiamento a questo modo. Generando non so bene quale forza.
Che dire? Grazie.
Poi, col tempo, è venuto il discorso sui Maya e sulla fine del mondo. E poi è venuto il prete, seguito da un treno di altri, nei giorni successivi.
Devo ammetterlo: dalla sua stanza un qualcosa, oltre ai rumori, esce. E non è sgradevole. E' una sorta di profumo di violetta mescolato ad uno strano vapore giallastro.
Ma penso comunque che dovrebbe smetterla di stare tutto il giorno a fare quel che fa ai volumi a cui lo fa.
Perchè stamattina la signora Franca, incrociandomi nell'ascensore, mi ha guardato come ad un satanista depravato. Adesso, non che mi freghi niente della signora Franca, ma preferirei che i vicini non chiamassero le guardie. Preferirei non farmi notare. Perché io non ci credo che il mondo stia per finire. E gradirei continuare a lavorare al mio progetto originale, quello per il quale sono venuto a vivere nella capitale.

(continua...)

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